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Abate
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L’mwfqabate è il titolo spettante al superiore di una mwfgcomunità monastica di dodici o più mwfwmonaci, particolarmente utilizzato nella mwgaChiesa cattolica.cite-ref-1[1] Quando l'abate ha mwhqdignità vescovile, è comunemente detto mwhgabate mitrato.
Non va confusa con la carica di mwiapriore, cui compete la responsabilità e il governo delle questioni più concrete e quotidiane legate alla vita del monastero, e che è seconda dopo quella dell'abate.
In mwigFrancia il termine mwiwabbé (abate) indica invece un mwjapresbitero ed è usato come trattamento di cortesia, come mwjqpadre in altri paesi, o in Italia il mwjgmwjwdon per i preti diocesani.
Contents
• Note
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Etimologia
La parola deriva dal mwkwlatino ecclesiastico mwlaabbas, derivato dall'mwlqaramaico mwlgܐܒܐ (mwlwmwmaabba, cioè "padre"). In mwmqSiria ed in mwmgEgitto esso venne inizialmente utilizzato come mwmwtitolo onorifico e fu tributato ad ogni mwnamonaco di venerabile età o di eminente santità, non comportando originariamente l'esercizio di alcuna autorità sulla comunità religiosa. Dall'oriente poi, la parola passò in occidente, dove entrò nell'uso generale per designare il superiore di un'mwnqabbazia o di un mwngmonastero.
Origini storiche del termine
Le prime comunità monastiche egiziane organizzate si formarono all'inizio del mwoqIV secolo. Intorno all'anno mwog305, sant'mwowAntonio abate introdusse una nuova forma di vita comunitaria organizzando gli mwpaeremiti che si erano raggruppati intorno a lui nella mwpqTebaide; un secondo tipo di monachesimo, quello mwpgconventuale, fu istituito da san mwpwPacomio che, all'incirca nello stesso periodo, fondò il suo primo mwqacoenobium, o mwqqmonastero conventuale, a Tabennae, un'isola nell'estremo sud dell'Egitto. Ambedue i sistemi si diffusero rapidamente e presero presto piede in mwqwPalestina, mwraSiria, mwrqMesopotamia, e mwrgAnatolia. Dalla metà del IV secolo il monachesimo apparve anche in mwrwEuropa dove, all'inizio del mwsaVI secolo, san mwsqBenedetto da Norcia, gli diede la forma definitiva e lo fornì delle mwsgcostituzioni che gli avrebbero permesso di affermarsi in tutto l'occidente. Ogni gruppo di mwsweremiti ed ogni mwtacoenobium aveva naturalmente il suo superiore. Il titolo che gli spettava variava da organizzazione ad organizzazione. Ad oriente di solito il più anziano veniva designato come il padre del monastero. In Asia Minore e fra i mwtqgreci veniva generalmente chiamato mwtgarchimandrita (da mwtwarchos, capo, e mwuamandra, moltitudine) o mwuqmwughegumenos.
In origine tra le due parole sembra non ci fossero differenze di significato, ma in seguito, sotto mwvaGiustiniano, il titolo di archimandrita fu riservato esclusivamente ai superiori dei monasteri più antichi o più importanti. Entrambi i titoli sono stati conservati ed a tutt'oggi vengono utilizzati per designare i superiori dei conventi della mwvqChiesa Orientale. mwvgSan Cassiano abate, che all'inizio del mwvwV secolo aveva importato il monachesimo egiziano in mwwaGallia, veniva chiamato mwwqAbbas, mwwgPater, e mwwwDominus; egli stesso definì il superiore del monastero mwxaPraepositus. La parola mwxqpraepositus, nel significato di superiore monastico, appare anche nell'mwxgAfrica romana ed in altri luoghi dell'occidente, ma già verso la fine del mwxwV secolo era stata completamente sostituita dal termine mwyaabbas. San Benedetto, nella sua mwyqRegola scritta intorno al mwyg540, assegnò al mwywpraepositus una posizione subordinata e limitò l'uso del titolo di mwzaabbas al superiore del monastero. Grazie alla Regola del grande mwzqPatriarca del monachesimo occidentale, l'uso del titolo di mwzgabbas fu definitivamente sancito e fu utilizzato in tutti i conventi europei.
L'ufficio di abate
La concezione benedettina di una comunità monastica era chiaramente quella di una mwaqfamiglia spirituale. Ogni singolo monaco doveva essere figlio di quella famiglia, l'abate suo padre, ed il monastero la sua casa permanente. Sull'abate perciò, come su qualsiasi padre di famiglia, ricadono le incombenze di indirizzo e di governo di coloro che sono affidati alle sue cure; il suo operato dovrebbe essere caratterizzato da una paterna sollecitudine. San Benedetto dice che «un abate degno di essere responsabile di un monastero dovrebbe sempre ricordare a che titolo è chiamato», e che «considerando che è stato chiamato in Suo nome, nel monastero rappresenta la persona di mwagCristo» (Regola di San Benedetto, II). Il sistema monastico stabilito da San Benedetto era completamente basato sulla supremazia dell'abate.
Sebbene la Regola dia all'abate indicazioni di governo, gli fornisca i principi in base ai quali agire e lo costringa a seguire determinate prescrizioni, come la consultazione con altri per questioni particolarmente complicate, i monaci sono obbligati a rispettare senza domande o esitazioni le decisioni del superiore. È chiaramente superfluo dire che questa obbedienza non vale in caso di ordini volti a fare del male. L'obbedienza mostrata all'abate è considerata come obbedienza dovuta a Dio stesso, e tutto il rispetto e la reverenza con cui viene trattato dai fratelli gli vengono dati grazie all'amore per Cristo, perché come abate (padre) è il rappresentante di Cristo in mezzo ai fratelli. L'intero governo di una casa religiosa ricade sulle spalle dell'abate. La sua volontà è suprema in tutte le cose; come dice la Regola, nulla sarà insegnato, sarà comandato, o sarà ordinato oltre i precetti di Dio.
Tutti coloro che lo assistono nel governo della casa vengono nominati da lui e da lui derivano la loro autorità. L'abate può congedarli a sua discrezione. In virtù del suo ufficio è anche l'amministratore dei beni materiali della comunità, esercita la supervisione generale per il mantenimento della disciplina monastica, provvede alla custodia della Regola, punisce e, in caso di bisogno, mwbqscomunica il refrattario, presiede il coro durante la recita dell'mwbgufficio e del mwbwservizio divino e impartisce le mwcabenedizioni. In parole povere, unisce nella sua persona l'ufficio di padre, insegnante e direttore, ed è suo preciso dovere assicurarsi che tutte le cose della casa del Signore siano amministrate saggiamente.
Tipi di abate
Abate regolare
Secondo il mweadiritto canonico, viene definito abate regolare un Abate regolarmente eletto e confermato che eserciti i doveri del suo ufficio. Gli abati regolari sono mweqprelati nel vero senso della parola e la loro dignità è divisa in tre gradi.
• Un abate che presiede solamente mwfaecclesiastici e mwfqlaici legati al suo monastero appartiene al grado più basso e la sua giurisdizione comporta quella che è chiamata esenzione passiva (mwfgexemptio passiva) dall'autorità del mwfwvescovo mwgadiocesano.
• Se la giurisdizione di un Abate si estende, oltre i limiti della sua abbazia, sugli abitanti, sia ecclesiastici che laici, di un certo distretto o territorio che formano parte integrante della diocesi di un vescovo, appartiene al grado intermedio (mwggpraelatus quasi nullius dioecesis) e la sua esenzione è chiamata attiva (mwgwexemptio activa).
• Infine, quando un Abate ha giurisdizione sul mwhqclero e sui laici di un distretto o territorio (comprendente una o più città) che si estende su più diocesi, la sua abbazia è disegnata mwhgvere nullius dioecesis (di nessuna diocesi) e, eccettuati solo alcuni diritti, per il suo esercizio è richiesto lmwiq'mwigmwiwordo episcopalis. La sua autorità è pari a quello di un vescovo. Questo è il terzo e più alto grado della dignità di Abate. Negli mwjaStati Uniti d'America e nel mwjqRegno Unito non c'è alcuna abbazia mwjgvere nullius. Negli altri paesi, fra le abbazie di questa classe possono essere menzionate: in mwjwItalia, l'mwkaarciabbazia di Montecassino, fondata da san Benedetto intorno al mwkq529; l'mwkgabbazia di Subiaco, attualmente composta da una sola parrocchia; l'abbazia di Santa Maria V.G. e i XII Apostoli in mwkwBagnara Calabra, fondata dal conte mwlaRuggero I di Sicilia l'anno 1085; l'mwlqabbazia Montevergine, nei pressi di mwlgAvellino e fondata da san mwlwGuglielmo da Vercelli nel mwma1124, l'mwmqabbazia della Santissima Trinità di Cava, fondata nel mwmg1011 e l'mwmwabbazia di Monte Oliveto Maggiore, fondata nel 1313 da mwnasan Bernardo Tolomei. In mwnqSvizzera, l'mwngabbazia di Einsiedeln, fondata intorno al mwnw934. In mwoaUngheria, l'arciabbazia di San Martino (Martinsberg), fondata nel mwog1001 da mwowsanto Stefano, mwpare d'Ungheria. In mwpqAustralia occidentale l'abbazia di Nuova Norcia.
Tutte le abbazie esenti, non importa a quale titolo canonico o quale sia il grado della loro esenzione, sono sotto la giurisdizione diretta della mwqaSanta Sede. Il termine esente non si applica ad un Abate mwqqnullius perché la sua giurisdizione è completamente extraterritoriale. All'interno dei limiti del suo territorio tale Abate ha, con poche eccezioni, i diritti ed i privilegi di un vescovo, e si assume anche tutti i suoi obblighi. In ogni caso, gli abati di secondo grado la cui autorità (sebbene quasi vescovile) è intradiocesana, non possono essere considerati vescovi, né possono pretendere diritti e benefici vescovili, tranne, naturalmente, coloro ai quali sono stati accordati direttamente dalla Santa Sede.
Abate generale o abate presidente o arciabate e abate primate
Quando i cenobi nei quali è seguita la stessa regola, o le abbazie della stessa provincia, distretto, o paese, formano una mwrqcongregazione, cioè una mwrgfederazione di case per promuovere gli interessi generali dell'mwrwOrdine, l'abate che la presiede può essere chiamato "abate primate", "abate presidente", "abate generale" o "arciabate".
Abate titolare e abate secolare
Un ulteriore tipo di abate regolare è l'"abate titolare". Un abate titolare detiene il mwuatitolo di un'abbazia che è stata distrutta o è stata soppressa, ma non esercita alcuna delle funzioni di un abate e non ha sotto di sé alcun soggetto che appartenga al monastero da cui deduce il suo titolo.
La legge della Chiesa riconosce anche gli "abati secolari", mwugchierici che, sebbene non siano membri professi di alcun ordine monastico, possiedono un titolo abbaziale come mwuwbeneficio ecclesiastico, detenendo anche alcuni privilegi dell'ufficio. Questi benefici, che originariamente appartenevano a case monastiche, con la loro soppressione furono trasferiti ad altre chiese. Ci sono varie classi di abati secolari: alcuni hanno diritto a usare l'insegna pontificale; altri hanno solamente la dignità abbaziale, senza alcuna giurisdizione; un'altra classe ancora detiene in alcune mwvqcattedrali la dignità principale e il diritto di precedenza nel coro e nelle riunioni, in virtù del retaggio di antiche chiese conventuali soppresse o distrutte che erano chiese cattedrali.
Abate imperiale
"Abate imperiale" era colui che guidava un'"abbazia imperiale". Le "abbazie imperiali" (in tedesco: mwwqReichsabteien o mwwgReichsklöster oppure mwwwReichsstifte) erano delle case religiose del mwxaSacro Romano Impero che per gran parte della loro esistenza avevano mantenuto lo stato di mwxqReichsunmittelbarkeit ("protettorato imperiale"): in virtù di questo, molte di essere erano sottoposte alla sola autorità imperiale e molti territori ad esse relativi erano sovrani (ma di ridotte dimensioni), indipendente da qualsiasi altra realtà territoriale. Questo mwxgstatus apportava numerosi vantaggi politici e finanziari, come l'immunità legale dalla locale autorità del vescovo, oltre a diritti e donativi di varia natura e provenienza.
Il capo di un'abbazia imperiale era solitamente un "abate imperiale" (mwyaReichsabt) o, per le abbazie femminili, una "mwyqbadessa imperiale" (mwygReichsäbtissin). Il capo di un mwywReichspropstei - un prevostato imperiale o un priorato - era generalmente un mwzaReichspropst. Molte delle abbazie più grandi avevano il ruolo di principati ecclesiastici ed erano guidati da un "principe abate" o da un "principe prevosto" (mwzqFürstabt, mwzgFürstpropst), con uno mwzwstatus comparabile a quello di mw0aprincipe vescovo.
Altri tipi di abate
Nei primi secoli del mw0wMedioevo il titolo di abate non era dovuto solo ai superiori di case religiose, ma anche da un certo numero di persone, ecclesiastici e mw1alaici, che non avevano alcuna attinenza col sistema monastico. San mw1qGregorio di Tours, per esempio, lo utilizzò per designare il superiore di un gruppo di mw1gpresbiteri secolari legato a certe chiese e più tardi, sotto i mw1wMerovingi ed i mw2aCarolingi, fu usato per designare il mw2qcappellano della famiglia reale, mw2gabbas palatinus, ed il cappellano militare del re, mw2wabbas castrensis. Dai tempi di mw3aCarlo Martello fino all'mw3qXI secolo fu adottato anche dai laici, gli mw3gabbacomites, o mw3wabbates milites, per la gran parte mw4anobili dipendenti dalla corte, o vecchi mw4qufficiali, a cui il sovrano assegnava una porzione dei redditi prodotti da qualche monastero come ricompensa per il servizio militare prestato. Gli "mw4gabati commendatari" (ecclesiastici secolari che non avevano un'abbazia mw4win titulo, ma mw5amw5qin commendam) ebbero origine dal sistema delle mw5gcommende, comune dall'mw5wVIII secolo in poi. In un primo momento essi erano semplicemente dei fiduciari a cui era affidata l'amministrazione di un'abbazia durante la vacanza dell'abate regolare, ma con il passare del tempo trattennero l'Ufficio a vita e pretesero una parte dei redditi per il mantenimento personale. La pratica di nominare abati commendatari portò a seri abusi e fu regolata severamente dal mw6aConcilio di Trento. Questa pratica oggi è completamente scomparsa.
Metodi di elezione
Agli albori delle istituzioni monastiche, il primo superiore della casa era, di solito, il suo fondatore; in ogni altro caso l'abate veniva nominato o eletto. Alcuni abati, in realtà, si scelsero i successori, ma furono casi veramente eccezionali. In molti luoghi, quando si creava una vacanza, il vescovo della diocesi sceglieva un superiore fra i monaci del monastero, ma sembra che, fin dall'inizio, la nomina di un abate avvenisse tra i monaci stessi. San Benedetto ordinò (Regola, LXIV) che l'abate dovesse essere scelto "con il beneplacito dell'intera comunità, o di una piccola parte, purché la sua scelta venisse fatta con la massima saggezza e discrezione." Il vescovo della diocesi, gli Abati e i mw7qCristiani del vicinato venivano chiamati per contestare l'eventuale elezione di un uomo indegno. Ogni casa religiosa che professa la sua Regola ha adottato il metodo prescritto dal grande legislatore monastico e col passare del tempo, il diritto dei monaci di eleggere il loro proprio abate è stato generalmente riconosciuto, in particolar modo dopo la solenne conferma nei canoni della Chiesa. Ma durante il Medioevo, quando i conventi erano ricchi e potenti, mw7gre e mw7wprincipi gradualmente abusarono dei diritti dei monaci, fino a che nella maggior parte dei paesi il sovrano usurpò completamente il potere di nominare abati in molte delle più grandi case del suo reame. Queste interferenze della mw8acorte negli affari del mw8qchiostro erano al contempo fonte di molti mali ed occasione di gravi disturbi. I loro effetti sulla disciplina monastica furono disastrosi: i diritti del chiostro furono ripristinati solo con il Concilio di Trento.
In base alla legislazione attuale, l'abate è eletto a vita, a suffragio segreto, dei membri professi mw8win sacris della comunità. Per essere eleggibile, il candidato deve essere in possesso di tutte le caratteristiche previste dai canoni della Chiesa. È inoltre necessario che sia un mw9apresbitero, un membro professo dell'ordine, di nascita legittima e di almeno venticinque anni d'età. L'elezione per essere valida deve essere tenuta nella maniera prescritta dalla legge comune della Chiesa e come stabilito negli statuti o costituzioni di ogni congregazione. Nelle congregazioni inglesi ed americane l'abate di un monastero viene eletto a vita con la maggioranza dei due terzi dei voti dei membri professi mw9qin sacris del capitolo. Gli abati poi, quando è necessario, eleggono l'abate presidente.
Le abbazie esenti poste sotto la giurisdizione diretta del mw9wPapa devono, entro un mese, richiedere alla Santa Sede la conferma dell'elezione; le case non esenti, entro tre mesi, al vescovo della diocesi. La conferma conferisce all'abate eletto lo mw-ajus in re, e, non appena la ottiene acquisisce immediatamente i doveri ed i diritti del suo ufficio. Alla dignità abbaziale è legata la perpetuità canonica: mw-qmw-gsemel abbas, semper abbas; anche dopo eventuali dimissioni, la dignità perdura ed il titolo rimane. Le abbazie benedettine statunitensi ed inglesi godono dell'esenzione; per l'America, gli Abati neoeletti vengono confermati direttamente dal papa; in Inghilterra, secondo l'ultima Costituzione, mw-wDiu quidem est (mw-a1899), vengono confermati dall'Abate Presidente a nome della Santa Sede.
Benedizione dell'abate
Dopo la conferma ecclesiastica, il neoeletto abate viene solennemente mw-wbenedetto secondo il mwaqarito prescritto nel mwaqemwaqiPontificale Romanum (mwaqmDe benedictione Abbatis). Fin dalla Costituzione di mwaqqBenedetto XIII, mwaquCommissi Nobis del 6 maggio mwaqy1725, tutti gli abati regolari sono obbligati a ricevere dal vescovo della diocesi questa benedizione (o, almeno, a richiederla formalmente per tre volte) entro un anno dalla loro mwaqcelezione; se non riescono a far tenere la mwaqgcerimonia entro i tempi stabiliti, incorrono mwaqkipso jure in una sospensione dall'ufficio per il periodo di un anno. Nel caso la richiesta non sia soddisfatta per la terza volta dal vescovo diocesano o dal mwaqometropolita, l'abate è libero di ricevere la benedizione da qualsiasi vescovo in comunione con mwaqsRoma.
La Costituzione dichiara espressamente che gli abati neoeletti possono lecitamente e validamente compiere tutti i doveri del loro ufficio nel periodo di tempo che precede la loro benedizione solenne. Tuttavia, va notato che la legislazione voluta da Benedetto XIII non si applica a quegli abati che hanno il privilegio di ricevere la benedizione dai loro superiori diretti, né a quelli la cui elezione e conferma è mwaq0ipso facto considerata come benedetta dal papa. Per l'esercizio dell'ufficio di abate, la benedizione non è in sé essenziale: non conferisce mwaq4giurisdizioni aggiuntive e non comporta nessuna mwaq8grazia mwarasacramentale o mwarecarisma. Per ricevere la benedizione, un mwariAbate nullius può fare appello a qualsiasi vescovo in comunione con la Santa Sede. In base alla Costituzione di mwarmLeone XIII, mwarqDiu quidem est (1899), per essere benedetti, gli abati della Congregazione inglese sono tenuti a presentarsi all'ordinario diocesano entro sei mesi dall'elezione e nel caso in cui il diocesano sia prevenuto, possono ricevere la benedizione da qualsiasi vescovo mwarucattolico.
La cerimonia che in solennità differisce solo leggermente da quella della mwarcconsacrazione di un vescovo, si svolge durante il sacrificio della messa, dopo l'epistola. Le parti relative all'ordine episcopale vengono chiaramente omesse, ma prima della benedizione l'abate giura fedeltà alla mwargSanta Sede e, come il vescovo, viene sottoposto ad un esame canonico. Riceve le insegne del suo ufficio, la mwaromitra, il mwarspastorale, l'mwarwanello ecc., dalle mani del prelato che officia ed all'mwar0Offertorio gli presenta due piccoli barili di vino, due pagnotte di pane e due grossi ceri; celebra la messa con il vescovo e riceve la mwar4santa comunione dalle sue mani. Durante il mwar8mwasaTe Deum l'abate appena benedetto, con mitra e pastorale, viene accompagnato attraverso la mwasenavata della chiesa da due abati assistenti e benedice l'assemblea. Al ritorno al suo posto nel mwasisantuario (se è nella sua chiesa), i monaci della comunità vengono, uno alla volta, ad inginocchiarsi davanti al loro nuovo superiore per rendergli omaggio e per ricevere il bacio della pace. La cerimonia si conclude con una benedizione solenne impartita dal nuovo abate di fronte all'mwasmaltare principale. Secondo il mwasqpontificale romanum, il giorno scelto per la funzione deve essere una mwasudomenica o un giorno di festa. Il solenne rito della benedizione, una volta compiuto, non deve essere ripetuto in caso di trasferimento dell'Abate da un monastero ad un altro.
Autorità dell'abate
L'autorità di un abate interessa due aspetti, uno relativo al governo esterno della casa l'altro al governo spirituale dei suoi soggetti. Nel primo caso si tratta di un'autorità paterna o domestica, basata sulla natura della vita religiosa e sul mwasgvoto di obbedienza, nel secondo caso si tratta di un potere quasi episcopale. La sua autorità interna conferisce all'abate i poteri per amministrare le proprietà dell'abbazia, mantenere la disciplina all'interno della casa, costringere i religiosi, anche attraverso mwasksanzioni, ad osservare la Regola e le costituzioni dell'ordine, ed ordinare qualsiasi cosa possa essere necessaria per il mantenimento della pace e dell'ordine all'interno della comunità. Il potere di giurisdizione, quasi episcopale, che possiede l'abate, sia in mwasoforo interno che in mwassforo externo, lo autorizza ad mwaswassolvere coloro che gli sono soggetti da tutti i casi di coscienza tranne quelli specialmente riservati, e delegare questo potere ai mwas0preti del suo monastero; si può riservare gli undici casi enumerati nelle Costituzioni di mwas4Clemente VIII, mwas8Ad futuram rei memoria; può infliggere mwatacensure ecclesiastiche; può mwatedispensare i membri della sua casa nei casi in cui solitamente la dispensa viene concessa dal vescovo della diocesi. Chiaramente non può dispensare un religioso dai voti di mwatipovertà, mwatmcastità ed obbedienza.
Gli abati, come i monaci su cui avevano potere, erano originalmente laici, e sottoposti al vescovo della diocesi. Non passava comunque molto tempo prima che diventassero mwatcecclesiastici. Verso la fine del V secolo, comunque, la maggior parte degli abati orientali era stato ordinato. La situazione fu sanata più lentamente ad occidente, ma alla fine del VII secolo, anche qui quasi tutti gli abati rivestivano la dignità del mwatgsacerdozio ministeriale. Un mwatkconcilio tenuto a Roma nell'mwato826, durante il pontificato di mwatsEugenio II, sancì l'mwatwordinazione degli abati, ma il canone sembra non essere stato seguito rigidamente, perché nell'mwat0XI secolo si legge ancora di alcuni abati che erano solamente mwat4diaconi. Il Concilio di Poitiers (mwat81078) finalmente obbligò tutti gli abati, sotto la pena della privazione del titolo, a ricevere gli ordini sacerdotali. Da questo punto in poi il potere e l'influenza degli abati aumentò sia all'interno della Chiesa che dello Stato. Alla fine del Medioevo il titolo di abate era visto come uno dei più ambiti. In mwauaGermania undici abati assursero al rango di principi dell'mwaueImpero e presero parte alle riunioni delle mwauidiete con tutti i mwaumdiritti ed i mwauqprivilegi dei principi. Gli mwauuabati di Fulda esercitarono anche un potere supremo sulle dieci miglia quadrate che circondavano l'abbazia. Nel mwauyParlamento mwaucinglese gli abati formavano la massa dei mwaugpari spirituali. La posizione che ricoprivano in ogni angolo del paese diede un ulteriore impulso alla loro figura di nobili e mwaukmagnati locali e come tali erano parificati ai mwauobaroni o ai mwausconti del lignaggio più nobile. Sul mwauwblasonato mwau0Roll of the Lords, Lord Richard Whiting e Lord Hugh Farringdon (Abati di mwau4Glastonbury e di mwau8Reading) erano parificati ad un Howard e ad un Talbot. In mwaviFrancia, mwavmSpagna, mwavqItalia, e mwavuUngheria il loro potere e la loro influenza erano parimenti grandi, e continuarono fino al mwavyConcilio di Trento.
Diritti e privilegi
Tutti gli abati regolari hanno il diritto di effettuare la mwavktonsura e di conferire gli mwavoordini minori ai membri professi della loro casa. Già dal mwavs787, in occasione del secondo mwavwConcilio di Nicea, si permise agli abati, purché fossero presbiteri ed avessero ricevuto la solenne benedizione, di effettuare la tonsura e di promuovere i monaci all'ordine dei lettori. Il privilegio garantitogli da questo Concilio fu gradualmente esteso finché non abbracciò tutti gli ordini minori. Con il passare del tempo gli abati furono autorizzati a conferirli non solo ai membri regolari della casa, ma anche al clero secolare.
Tuttavia, il Concilio di Trento stabilì che «d'ora innanzi non sarà legale per gli abati [...] anche se esenti... conferire la tonsura e gli ordini minori ad altri che non siano i membri della loro casa, né detti abati potranno accordare lettere di presentazione di chierici secolari al fine di farli ordinare da altri». Da questo decreto risulta chiaro che gli abati hanno tuttora il diritto di conferire la tonsura e gli ordini minori, ma solo ai membri della loro casa. Perciò, mwav4novizi, mwav8oblati, regolari di un altro ordine o congregazione e secolari non possono essere promossi dall'abate. Persino gli abati mwawavere nullius, che esercitano sul loro territorio una giurisdizione episcopale, a meno che non abbiano speciali privilegi, non possono conferire gli ordini minori ai secolari loro soggetti. Riguardo alla questione della validità degli ordini conferiti da un abate, che travalichi i propri limiti, i canonisti sono in disaccordo.
Alcuni sostengono che tali ordini sono assolutamente non validi, altri sostengono che, nonostante illecitamente conferiti, restano validi. Quest'ultima opinione sembra essere stata più volte appoggiata dalle decisioni della Sacra Congregazione del Concilio. Una questione ancora più dibattuta è quella che riguarda la concessione del mwawqdiaconato. Alcuni canonisti sostengono che il diaconato sia un ordine minore e che prima di Papa Urbano II (1099) gli abati avrebbero potuto conferirlo. Ma dopo la bolla mwawcExposcit tuae devotioni del 9 aprile mwawg1489 di mwawkInnocenzo VIII in cui si dice che questo privilegio fu garantito solo ad alcuni abati mwawocistercensi, richieste di questo genere non sono più sostenibili.
Secondo la legge della Chiesa, gli abati possono fare lettere di presentazione per i membri della loro casa autorizzando e raccomandando la loro ordinazione, ma non possono farlo per i secolari senza incorrere in una sospensione. Gli abati sono anche autorizzati a dedicare le loro abbazie ed i mwawwcimiteri del monastero ed a riconsacrarli in caso di sconsacrazione. Possono benedire paramenti sacri, lini d'altare, mwaw0cibori e quant'altro per i membri della casa e possono consacrare altari e mwaw4calici per la loro chiesa.
Nella catena gerarchica ecclesiastica sono immediatamente sotto i vescovi, preceduti solo dai mwaxaprotonotarii partecipantes e dal vicario generale della diocesi. Si può aggiungere che gli mwaxeAbati nullius dioecesis vengono nominati dal Papa in un mwaxiconcistoro pubblico e che, all'interno del territorio sul quale esercitano la loro giurisdizione, il loro nome, come quello del vescovo diocesano, viene inserito nel mwaxmCanone della Messa.
L'uso delle insegne pontificali, mitra, pastorale, mwaxucroce pettorale, anello, guanti e sandali, è uno dei più antichi privilegi concessi agli Abati. Non si sa con certezza quando questo privilegio sia stato introdotto, ma intorno al mwaxy643 l'mwaxcabbazia di Bobbio sembra abbia ottenuto da papa Teodoro I delle costituzioni che confermavano tale privilegio concesso da papa Onorio I all'abate. In mwaxoInghilterra, le insegne pontificali furono assegnate per la prima volta all'abate di Sant'Agostino a mwaxsCanterbury nel mwaxw1063 e quasi cento anni più tardi all'abate di St Albans (St Albans Cathedral). Il privilegio fu gradualmente esteso alle altre abbazie fino a che, alla fine del Medioevo, ogni casa monastica di una certa importanza non fu presieduta su da un mwax4Abate mitrato. Il diritto degli Abati di celebrare mwax8pontificali è regolato da un Decreto di mwayapapa Alessandro VII. In base ai termini del decreto, un Abate può pontificare per tre giorni l'anno.
L'uso del candeliere eptabraccio, normale in un Pontificale Solenne, gli è precluso. La mitra dell'Abate deve essere confezionata con materiale meno costoso rispetto a quella del vescovo ed il pastorale deve avere un ciondolo di panno bianco. L'Abate non può avere un mwayitrono permanente nella sua chiesa monastica, ma gli è permesso, solamente quando celebra un pontificale, usare un trono movibile con due gradini ed un semplice mwaymbaldacchino. Ogni qualvolta le funzioni rituali lo richiedano, ha anche il privilegio di usare mitra e pastorale. Come segno di distinzione speciale, alcuni Abati sono autorizzati dalla Santa Sede ad usare la mwayqcappa magna, e tutti gli mwayuAbati nullius possono vestire la berretta viola paonazzo e lo mwayyzucchetto dello stesso colore, identico a quello dei Vescovi, mentre gli Abati semplici portano lo zucchetto nero di seta filettato paonazzo, come in uso per alcuni prelati canonici e per i protonotari apostolici (l'abate di Sant'Ambrogio, dell'omonima basilica di Milano, se non è vescovo porta questo zucchetto nero filettato di viola paonazzo, per speciale ed antica concessione).
Presenza a concili e sinodi
Gli abati iniziarono a presenziare ai mwaykconcili ecclesiastici fin da molto presto. Nel mwayo448, 23 archimandriti ed abati assistettero a quello tenuto da mwaysFlaviano, mwaywpatriarca di Costantinopoli e, insieme a 30 vescovi firmarono la condanna di mway0Eutiche. In Francia, sotto i re Merovingi, spesso presenziavano ai mway4sinodi come delegati dei vescovi, mentre nell'Inghilterra mway8sassone ed in Spagna la presenza di superiori monastici ai concili della Chiesa era assolutamente normale. Comunque, in occidente, la loro presenza non divenne una pratica comune fino all'ottavo mwazaConcilio di Toledo (mwaze653), a cui presenziarono 10 abati che, in virtù della loro carica pastorale, sottoscrissero tutte le delibere.
Dall'VIII secolo in poi, gli abati ebbero anche voce in capitolo nei mwazmconcili ecumenici. Si deve rimarcare che più tardi gli Abati vennero invitati ad assistere a tali concili ed ebbero facoltà di voto perché anche loro, come i vescovi, esercitavano un potere giurisdizionale nella Chiesa di mwazqDio. A questo proposito mwazupapa Benedetto XIV disse: «mwazyItem sciendum est quod quando in Conciliis generalibus soli episcopi habebant vocem definitivam, hoc fuit quia habebant administrationem populi [...] Postea additi fuere Abbates eâdem de causâ, et quia habebant administrationem subjectorum.» Nel giuramento dell'Abate neoeletto, prima di ricevere la benedizione è previsto anche il dovere di presenziare ai concili: mwazcVocatus ad synodum, veniam, nisi praepeditus fuero canonica praepeditione (Pontificale Romano, mwazgDe Benedictione Abbatis).
Nell'espletamento di questo dovere l'Abate deve essere guidato dai sacri canoni. Secondo l'uso attuale della Chiesa, tutti gli mwazoAbati nullius diocesis o con giurisdizione quasi episcopale hanno il diritto di assistere ai concili ecumenici. Inoltre hanno il diritto di voto e possono sottoscrivere le delibere. Devono essere presenti anche gli abati presidenti di congregazione e gli abati generali di un ordine. Anche loro hanno diritto di voto. Le altre classi di abati non furono ammesse al Concilio Vaticano del mwazs1870. Nei sinodi provinciali e nei concili nazionali gli mwazwAbati nullius hanno, mwaz0de jure, un voto decisivo, e firmano le delibere dopo i vescovi. La loro presenza a questi sinodi non è per loro un semplice diritto, ma è un dovere. Secondo quanto prescritto dal Concilio di Trento, sono obbligati, "come i vescovi che non sono soggetti ad alcun arcivescovo, a scegliere un metropolitano ai cui sinodi dovranno presenziare", e sono tenuti ad "osservare ed a far osservare ciò che lì sarà deciso".
Sebbene gli altri abati non debbano essere chiamati mwaz8de jure ai concili provinciali o nazionali, è usanza, in più paesi, invitare anche gli Abati mitrati che hanno giurisdizione solo sui loro conventi. Così, al Secondo Concilio Plenario di mwaaaBaltimora (mwaae1866) erano presenti sia l'abate dei cistercensi che l'abate presidente della congregazione Statunitense Cassinese dei Benedettini ed entrambi hanno firmato le delibere. Al terzo Concilio Plenario di Baltimora (mwaai1884) erano presenti sei Abati mitrati, due dei quali, l'abate presidente della congregazione Statunitense Cassinese e della congregazione Statunitense Svizzero Benedettina, esercitarono il diritto di voto decisivo, mentre gli altri quattro avevano solamente una funzione consultiva e sottoscrissero le delibere soltanto come uditori. Nella pratica comune, generalmente, gli Abati esenti non sono obbligati a partecipare ai sinodi diocesani.
Note
Bibliografia
• Martina Wiech, mwaa8Das Amt des Abtes im Konflikt: Studien zu den Auseinandersetzungen um Äbte früh- und hochmittelalterlicher Klöster unter besonderer Berücksichtigung des Bodenseegebiets., Schmitt, Siegburg 1999, 512 S. (= Bonner historische Forschungen; Bd. 59) (Diss. Bonn, 1999) ISBN 3-87710-206-9
• mwabiCatholic Encyclopedia, Volume I. mwabmNew York 1907, Robert Appleton Company. mwabqNihil obstat, 1º marzo 1907. Remy Lafort, S.T.D., Censor. mwabuImprimatur +mwabyCardinale mwabcJohn Murphy Farley, mwabgArcivescovo di New York.
• mwaboNicolangelo D'Acunto (a cura di), Papato e monachesimo esente nei secoli centrali del Medioevo (archiviato dall'url originale il 21 settembre 2015)., Firenze University Press, p.mwabs 62.
Voci correlate
• mwaceChiesa cattolica
• mwacmClero
• mwacuMonastero
• mwaccAbbazia
• mwackAbate commendatario
• mwacsAbate mitrato
• mwac0Abate (cognome)
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itabate, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdizionario-di-storiaabate, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itabate, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) abbot, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Abate, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.